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Maurizio Gagno


Da cinquant’anni nel mondo delle arti figurative, soprattutto, si parla quasi esclusivamente di “ sperimentazione”, di “ ricerca ”: ed ogni volta è solo uno scoop! L’ultimo ricordo diretto che ho di questi “ ricercatori ” è riferito allo sterco di cavallo nel padiglione del Brasile (se non ricordo male) alla biennale di Venezia di circa 10 anni fa. In questo replica watches uk filone ho anche imparato dove vanno a finire i vecchi televisori con cui gli “ artisti “ perpetuano solo lo tristezza della loro infanzia con la loro unica baby- sitter. Tutto il mondo che ci circonda e gli accadimenti: assolutamente esclusi! Se ne è accorto invece, con naturale spontaneità, Maurizio Gagno, uomo colto, naturalmente pittore. Con una pittura che abita nel mondo curioso del pensare, dell’indagare, del riflettere; abitudini tipiche di quel tipo di uomo che rifugge da evasioni banali e i bla bla bla ! . … e Maurizio ha “ visto “ e capito che la natura ha storia, vissuto, radici, evoluzione, sempre in amore e conflitto con l’uomo. C’è in più in questa pittura un segno personale che completa la scoperta dell’habitat nella forma, nel volume e nel colore. C’è il bosco, l’albero, la terra dove non manca la “ presenza” di chi in questa natura – che c’è – ha deciso di vivere e lottare per conservarla al meglio, almeno! . Maurizio propone una rappresentazione pittorica che stà tra il momento in cui il cosiddetto homo sapiens progetta di distruggerla per egoismo, avidità e potere, e la proposizione di chi con amore la tutela proponendone tutta l’infinita bellezza, carica di valori, ricca di tutti i sogni che ci permettono di resistere a quella violenza continua che và fino alla violazione di ogni diritto.

 Giampaolo Corona

 

Di fronte ad un’immagine astratta la reazione più comune è di muta diffidenza. Diffidenza che nasce dalla perplessità di dovere esprimere un giudizio, senza la certezza di avere capito ciò che c’è da giudicare. Questa diffidenza è naturale. Ma è anche ingiustificata perché nasce da un fraintendimento. Abituati alle immagini di natura fotografica dell’era della televisione, cerchiamo con lo sguardo la linea che chiuda un disegno, il disegno che rappresenti un concetto, il concetto che rinvii ad un messaggio. E qui sta il fraintendimento, perché nel quadro astratto la nostra mente cerca ciò che non c’è. Non c’è disegno da comporre perché non c’è concetto da capire, quasi fosse il risultato di un’equazione matematica. C’è invece immagine. E invece di capire, ci è offerto di osservare ed immaginare. La diffidenza può diventare sorpresa quando poi ci si ricorda che l’astrattismo è la prima forma espressiva usata dall’uomo perché astratti sono gli scarabocchi che ogni bambino fa, lasciando scorrere la matita sul foglio. E’ proprio in questa veste più pura e non casuale che l’astrattismo per Maurizio Gagno non è un espediente per dare libero sfogo ad impulsi pittorici spandendo colori sul foglio, bensì un atto di sperimentazione per evitare di imporre la propria visione soggettiva della realtà affinché pezzi di realtà si compongano o scompongano attraverso la mano che li dipinge. “Sempre più particella e sempre meno soggetto”, come definisce M.Gagno la sua trasformazione artistica. Si compie così la trasformazione da soggetto a cenno, da concetto rappresentato ad immagine, e la trasformazione richiesta allo spettatore è dal giudizio che cerca ciò che piace all’osservazione che si lascia attrarre in ciò che vede. Il ricordo del passato pittorico di M.Gagno è l’acquerello, tecnica da sempre preferita insieme ad olio e pastello, ma qui divenuta scelta esclusiva a conferma di una volontà di completa sperimentazione e rinnovamento. Brevi tratti di colori puri sovrapposti sono tutt’ora la via espressiva, ma se un tempo essi erano strumento per dare compimento, luce ed intensità al tema del disegno, ora tornano per essere semplicemente sè stessi : segni di volumi, raggi d’ombre, scie di colori. Il colore in ogni tratto è sempre rigorosamente puro, sebbene (se osservate) non ci sia mai azzurro che sia solamente azzurro o nero che sia solamente nero grazie al prodigio della sovrapposizione delle tinte, e ancora una volta esso è il vero protagonista delle opere di M.Gagno. A mio avviso la sfida lanciata da M.Gagno sta proprio in questo: nel sottrarci le forme per lasciare che la nostra vista diffidente si purifichi e nel restituirci, un attimo dopo, quel colore che non ha bisogno di forma perché basta a sé stesso. “ Si può dire senza raccontare storie ……”, come dice l’artista così come, aggiungiamo noi, si può incantare senza mostrare e si può immaginare senza vedere.

 Lisa Mattiussi

L’astrattismo di Maurizio Gagno si avvale per la sua leggibilità di una precisa dichiarazione di intenti: quella di dare, pur nell’atmosfera rarefatta del quadro, una sicura traccia dell’immagine. La sua tecnica si avvale di un felice incrocio fra un “ pointillisme” fatto di brevi tratti cromatici ed un intreccio di colori che definiscono l’immagine senza approntarne i contorni in modo preciso e definito. Questo procedere autonomo e personalizzato, trasmette un fascino particolare all’insieme; esso si concretizza in una specie di magia, la quale si trascina dentro il quadro, per goderlo nelle sua poetiche variazioni. Una volta esaurito, nei vari passaggi, il percorso, l’occhio recupera il tutto in una visione globale assai personalizzata; per cui ciò che può essere considerato astratto, diventa concreto possesso dell’immagine. Il piacere dell’artista che crea. Si travasa così nel fruitore; il quale legge e interpreta in serena letizia, dentro una pioggia di colori che si fanno immagine.

 Luigi Pianca

Una strana bellezza assiste le opere di Maurizio Gagno. Una visione sul mondo, sulle cose, sulle mie cose. Una visione piena. Un sentiero per lo più percorso da “ filamenti di luce “ . Un percorso che porta in un luogo dove si può solo percepire un respiro, dunque un suono. Sono solo piccole e brevi sensazioni, ma per avvicinarsi alla sua opera bisogna incontrare per qualche attimo il silenzio non vedere solo il colore e la luce, l’ombra e le forme, le idee e le parole. Lo ripeto dobbiamo stranamente ascoltare ciò che vediamo, percepire la struttura compositiva, la consequenzialità del lavoro, la ricchezza armonica. Siamo di fronte ad una piccola composizione sonora, dove a manifestarsi sono solo piccoli rintocchi di campana, vibrazioni di corda, tuoni tra le nubi, violini dal suono suadente, il crepitio della pioggia, trombe lontane, l’urlo di una ferita ed un vento talvolta gelido e umido, talvolta mite a scuotere ricordi e luce. Sono composizioni tessute tra un volere naturale e una luce irreale, sono strutture armate nel colore spesso in lui lasciate a macerare, come fossero tessuti a tingere, umidi, fradici e ancora (sempre) in evoluzione. Mi diverto ad ascoltare e a chiudere gli occhi. E capire solo per pochi minuti che devo di nuovo vedere e lasciare che le piccole e ricche pennellate completino il loro percorso. Sono per lo più acquerelli, anche se la tecnica è viva più di altri molti olii che ho visto, una tecnica in alcuni momenti anche “violenta” perché porta a delle mancanze che diventano luce, idee di acqua e carta, segni di forma naturale, in mondi molto desiderati, in visioni attonite da punti non ben definiti. E’ una pittura sonora, un minuto in silenzio, e un racconto veneto attuale. Un produrre immagini di raffinata leggerezza e compostezza, quasi come tessuti, che appena aperti e liberati sprigionano rumori e odori nuovi, nascondendo sempre qualcosa di conosciuto. Se ascolto e se vedo percepisco una natura viva e pericolosa. Come se parte di ciò che si manifesta fosse lievemente connesso alla mia natura, a come noi la percepiamo, a come lei vuole mostrarsi. Ma ciò che vedo non è detto che sia bello o meraviglioso, anzi può essere oscuro, contorto, difficile. Può nascondere delle insidie allo sguardo ed al ricordo. Può essere complesso e vorticoso. Dovrò andare più a fondo per ascoltare meglio e per osservare questa natura da un altro punto di vista. Ho la sensazione che, avvicinandosi, lei si nasconda e possa quindi non ri-velarsi, anzi s-velarsi. La luce viene raccolta dalla carta come un setaccio lascia passare la farina, in quel movimento di fitti colpi che permette all’aria di sbriciolare un solido e farlo diventare aria e farlo ritornare solido. Così in queste opere io ritrovo un passato perduto, e nel medesimo istante un’innovazione gentile ed efficace. Come la farina diventa luce. Così il settaccio è il quadro, l’opera sempre incompiuta finche luce non passa, non filtra, non conduce la materia a divenire altro da se. Trasformandosi e migrando nelle consistenze in un breve tempo, percepibile. La luce è da sempre un mistero che con difficoltà gli artisti riescono a leggere e solo talvolta in modo compiuto a gestire. In Maurizio Gagno questo fattore diventa la materia prima, più del colore, più della forma, più della rappresentazione. Credo che siamo di fronte ad una modalità creativa dove è la gestione dell’intensità dei filtri di luce, delle penombre, delle sovrapposizioni il reale l’oggetto e soggetto della creazione. Grazie alla carta, all’acqua, e soprattutto al colore.

Remigio Feltrin

La logica espressiva di Maurizio Gagno è animata dal bisogno di abbandonare i contorni degli oggetti quotidiani, dal desiderio di superare la costrizione del reale per cercare di coglierne l’ultima essenza. Si tratta di una necessità che il nostro artista riesce elegantemente a soddisfare licenziando via via la logica della forma in modo da potere insistere con maggior determinazione sull’elemento colore. Allo stato attuale della sua ricerca, Maurizio ha ancora bisogno di un ancoraggio stabile e rassicurante. Il riferimento è ad un paesaggio sempre più evanescente, ma mai del tutto evaporato, che diventa pretesto per un discorso cromatico che reclama la massima autonomia. Da qui il suo puntare più sul colore che sulla forma. Le sue opere spiccano per la loro delicatezza e per la capacità che hanno di fare sognare il visitatore trasportandolo in altri mondi dove l’armonia è di casa, in universi in seno ai quali sono presenti degli oggetti che esprimono una curiosa quanto seducente leggerezza. Da un punto di vista tematico, le produzioni di Gagno sono l’esito espressivo di memorie, di ricordi, di sogni ad occhi aperti che si concretizzano nell’intimità del suo studio. Si tratta di “ colpi di luce “ che paiono sgusciare all’improvviso dal suo animo per impressionarsi gioiosamente sulla carta. Il risultato: degli replica omega watches armonici e puliti acquerelli caratterizzati da un’esecuzione segmentata, nervosa, rapida ed incisiva. Il contenuto dei suoi quadri chiama in causa lo stemperarsi progressivo del profilo di luoghi rurali e di marine esotiche. Il riferimento è ad un paesaggio sempre più evanescente, che diventa pretesto per un discorso cromatico che reclama la massima autonomia. Si tratta di un fare pittorico che metaforizza i più diversi transiti della vita: è il caso, per esempio, del passaggio dalle forme ben definite e addomesticate del giorno a quelle più sfumate e sfuggevoli della notte ( il pensiero va soprattutto alla generosa confusione che conosciamo quando stiamo per cedere alle lusinghe del sonno) tutto , nella circostanza, è in bilico fra realtà e l’irrealtà.

Ruggero Sicurelli