galleria opere

Sergio Giromel



Sergio Giromel, artista Trevigiano nato ad Arcade il 18 maggio 1952. Dopo aver frequentato scuole ad indirizzo tecnico, ha deciso di seguire la sua innata predisposizione artistica frequentando corsi e seminari di pittura al fine di approfondire le conoscenze scientifiche e chimiche del colore. Ha lavorato come progettista meccanico in un’importante industria nel settore dell’illuminazione e si è dedicato, parallelamente, alla pittura. Nel carattere poliedrico della produzione di Sergio Giromel emerge il desiderio di lasciare ai fruitori un segno concreto e tangibile del suo operato, c'è la piena coscienza dell’uomo moderno e dell’artista contemporaneo che sa di essere egli stesso artefice e portavoce di una nuova realtà linguistica da divulgare. Le raffigurazioni denotano il sapiente uso delle scansioni coloristiche, la consolidata capacità di strutturare l’insieme mediante giochi chiaroscurali e la piena padronanza del vibrato luminoso con la luce che si innerva e compenetra la materia pittorica ravvivandola e vivificandola. Ha partecipato in modo attivo e continuativo alla vita artistica organizzando concorsi e allestendo mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha ottenuto prestigiosi premi e notevoli riconoscimenti di critica e di pubblico. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private italiane ed estere. Dal 1985 ha fatto parte del Gruppo Artistico Spresianese “G.A.S.”

Si è spento a Visnadello (Spresiano) il 31 marzo 2015.

Esposizioni personali, collettive
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1987-Premio acquisto Extempore di Spresiano (Tv)
1987-Premio acquisto Extempore di Crocetta del Montello
1988-3°Premio concorso miniquadro Galleria d’ arte La Roggia (Tv)
1988-1° Premio concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria: Ottorino Stefani)
1989-Premio acquisto concorso miniquadro Galleria d’arte La Roggia (Tv)
1989-3°Premio concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria: Renato Nesi)
1990-Premio acquisto concorso triveneto Cavrie (Tv)
1990- Galleria d’ arte La Roggia (TV) Personale
1990-1° Premio concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria: Gianni Ambrogio)
1991- Auditorium Spresiano (TV) Personale
1991-Premio acquisto concorso miniquadro Galleria d’arte La Roggia (Tv)
1991-1° Premio ex aequo concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria: Lino Dinetto)
1992- Cà dei Carraresi (TV) Collettiva
1992-Premio acquisto concorso GAV (Tv)
1992-3° Premio ex aequo concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria: Renato Varese)
1993- Centro Culturale Pero (TV) Personale
1993-5° Premio concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria : Luigi Rincicotti )
1994- Galleria d’ arte La Roggia (TV) Personale
1994-2° Premio concorso C.R.O. Osram (Tv) ( Giuria: Carmelo Zotti )
1995- 1° Premio concorso triveneto Cavrie (TV)
1995-2° Premio concorso interaziendale di Treviso ( Giuria: Gina Roma,Toni Benetton)
1996-Premio acquisto concorso nazionale di Cordignano (Tv)
1996- Rassegna collettiva Palazzo dei Trecento (TV)
1996-4° Premio concorso nazionale Volpago (Tv)
1996-1° Premio concorso interaziendale di Treviso (Giuria:Francesco Michielin,Antonio Buso)
1997- 1° Premio concorso interaziendale di Treviso (Giuria:Olimpia Biasi,Paolo del Giudice,Francesco Stefanini)
1997- 3° Premio concorso nazionale di Zoppola (PN)
1997-Premio acquisto concorso nazionale di Cordignano (Tv)
1998- 1° Premio concorso Palazzo dei Trecento (TV)
1998-1° Premio concorso interaziendale di Treviso (Giuria:Franco Anselmi,Matteo Massagrande)
2000- 1° Premio concorso interaziendale di Treviso(Giuria:Renato De Giorgis,Mario Martinelli)
2001- Mostra presso esposizione artigianale di Visnadello (TV) Personale
2001-3° Premio concorso interaziendale di Treviso (Giuria:Achille Costi, Ernesto Marchesini)
2002- Villa Benzi Caerano S. Marco (TV) Collettiva
2003-2° Premio concorso Cimadolmo (TV)
2003-1°Premio concorso interaziendale di Treviso (Giuria:Romano Abate,Lorenzo Viola
2004- Cà dei Carraresi (TV) Collettiva
2004- Eseguito bozzetto per la copertina del libro “Atletica a Spresiano”
2004- Mostra personale presso Bar Cafè Mozart, Visnadello (Tv)
2005- Auditorium di Spresiano (TV) Personale
2005- Casa “Gaia da Camin” Portobuffolè (TV) Collettiva
2006-Villa Correr Pisani Biadene (TV) Collettiva
2006- Mostra personale presso Bar Cafè Mozart, Visnadello (Tv)
2007- 3° Mostra mercato d’arte moderna e contemporanea Longarone (BL)
2007-3° Premio concorso interaziendale presso libreria da Marton (Tv)
2007- Mostra personale presso Bar Cafè Doppio Senso, Nervesa Della Battaglia (Tv)
2008-Galleria d’arte ArtTime Lignano Sabbiadoro (UD) Personale
2008-1° Premio concorso interaziendale presso libreria da Marton (Tv)
2009-Mostra Personale presso sala culturale Hotel Modena di Malcesine (Vr)
2009-Villa Benzi Caerano S. Marco (TV) Collettiva
2009-3° Premio concorso interaziendale presso libreria da Marton (Tv)
2009- Presso Sale Ristorante Dalla Bianca Spresiano (Tv) Personale
2010-Villa Caffo Navarrini Rossano Veneto (Vi) Collettiva
2010-Esposizione presso Galleria agli Stemmi di Brugnera (Pn)
2010-Mostra mercato d’ arte moderna e contemporanea Brugnera (Pn)
2010-2° Premio concorso interaziendale presso libreria da Marton (Tv)
2010-Villa Correr Pisani Biadene (Tv) collettiva
2011-Funzione arte Neno Moretti Paese (Tv) Personale
2011-Scoletta San Zaccaria- Centro d’arte San Vidal – U.C.A.I. Venezia Collettiva
2011-1° classificato al premio Beppi Spolaor 18°conc. Naz. d’arte miniquadro Mira (Ve)
2011-Mostra Collettiva “Sala D’arme” Porta Santi Quaranta (Tv)
2011- Premio assoluto concorso nazionale di pittura,grafica e acquerello “Luigi Tito” Dolo (Ve)
2011- 4°Premio ex aequo, concorso nazionale di pittura, grafica e acquerello Jesolo (Ve)
2012-Libreria Lovat Villorba (Tv) Personale e presentazione catalogo
2012-Italia Unita collettiva artisti del triveneto Antico Lanificio Follina (Tv)
2012-Segnalato concorso nazionale di pittura 1°rassegna mini quadro “S.Marco” Buso (Ro)
2012-Mostra collettiva Prermio Arte Contemporanea città di Bibbiena 50 opere finaliste (Arezzo)
2012-4° Premio assoluto al 51° Concorso nazionale G.B.Cromer Agna (Pd)
2012-Segnalato al 4° Festival dell’arte 2012 città di Lendinara (Ro)
2012- 1°Premio al IV concorso a tema Cimadolmo (Tv)
2012-14°Premio al concorso nazionale di Fighille Citerna (Pg)
2012-Esposizione alla 7°fiera dell’Arte moderna e Contemporanea Longarone (Bl)
2012-5°Premio al 23°Concorso nazionale “Piero della Valentina” Cordignano (Tv)
2012- Mostra personale presso ristorante da Nano Visnadello (Tv)
2013-22°Premio Comune di Sarezzo (Bs) 65 opere finaliste
2013-Collettiva presso la Fyrgallery di Shanghai Cina
2013-Performance presso salone Maserati Treviso
2013-Mostra collettiva presso Fondazione Giol di San Polo di Piave (Tv)
2013-Collettiva presso International Art View di Vienna Austria Settembre
2013-Mostra Personale presso il Comune di Dolo (Ve)
2013-15°Premio al concorso nazionale di Fighille Citerna (Pg)
2014-13°Premio al concorso nazionale di Buso (RO) dal 21 al 27/04/2014
2014-16°Premio al concorso nazionale di Fighille Citerna (Pg)
2014-Collettiva presso International Art View di Vienna Austria Settembre
2014- Collettiva presso Ass. Italiani nel Mondo ad Arcade (TV)al 20/12/2014 al 06/01/2015
2015-Collettiva presso Gispoteca a Possagno “RIFLESSIONI CONTEMPORANEE” dal 17/01 al 10/02/2015 Con Vittorio Sgarbi.
2015-Collettiva presso MILANO ART GALLERY A Bassano dal 28/02/al 29/03/2015
2015-Collettiva presso Galleria d’arte Giacomo Leopardi di Bologna dal 15/02 al 05/03/2015
2015-Collettiva presso MILANO ART GALLERY A Milano dal 07/03/al 20/03/2015
2015-Personale presso “VILLA CAVALIERI” Arcade (TV) dal 01/05 al 16/05/2015
2015-Collettiva presso Museo di Antonio Canova a Possagno (TV) dal 09/05 al 02/06/2015 Con Vittorio Sgarbi.
2015 Collettiva “CENACOLI D’ ARTE” presso Villa Toffolo Cappella di Scorze’ (VE) dal 24 Luglio al 3 Agosto
2015 Collettiva “CENACOLI D’ ARTE” presso Barchessa Villa Morosini Mirano (VE) dal21 al 30 Agosto
2015 Collettiva “CENACOLI D’ ARTE” presso Villa Guidini Zero Branco (TV) dal 20 al 29 Novembre
2015 Collettiva “CENACOLI D’ ARTE” presso fondazione Banca Santo Stefano a Martellago (VE) dal 04 al 13 Dicembre

 

Vittorio Sgarbi
Senti il Piave nei paesaggi e nei soggetti di natura di Sergio Giromel.


Un Piave che corrisponde a un preciso luogo geografico, fra il fiume e il verde Montello, teatro di eroiche imprese nella Prima Guerra Mondiale, a un’area circostante, e con essi a un’umanità particolare, alla specifica civiltà che ne è stata generata, nel passato e nel presente. Un Piave dai sapori intensi, eterni, familiari per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici, intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti. Capisci, allora, che il Piave di Giromel non è un confine, una soglia di limite, una barriera distintiva fra un mondo e un altro, ma, al contrario, l’espansione in una sfera che concepisce, accanto al fisico, anche la sua accezione immateriale, il metafisico. Capisci che quel Piave non è soltanto un corso esteriore, ma anche interiore, della stessa categoria degli altri luoghi del cuore che ciascuno di noi si porta dentro, e potrebbe benissimo bagnare le rive delle nostre anime, se solo lo volessimo, se permettessimo a Giromel di ascoltarlo e di farci diventare simili a lui, accettando che ci traghetti, come un benevolo Caronte, alla scoperta di un universo tutto da esplorare. In sostanza, quel Piave è una sensibilità emotiva speciale, un modo di mettersi in relazione con la natura nel tentativo di carpirne lo spirito più autentico, il segreto originario, il meccanismo che tutto determina. La pittura è lo strumento di conoscenza con cui Giromel converte la natura da lui percepita e meditata, troppo vasta e complicata per poter essere spiegata nella prosa di un discorso verbale, nella sintesi dell’estratto lirico, il campione a cui intuitivamente riconosce la possibilità di poter rendere il senso del tutto, diventando il suo correlativo estetico. Non si tratta certo di un’operazione nuova nella storia dell’arte, ed è per questa ragione che Giromel si avvale con profitto di diverse esperienze storiche che lo hanno preceduto, in primo luogo di Cézanne, vero padre dell’arte contemporanea, ricercatore di un ordo supremo in cui natura e vita, soggetto e oggetto, percezione e idea, assoluto e relativo, finiscono per coincidere in una formula espressiva che prevede la scansione dimensionale e cromatica del dato oggettivo, tendente al geometrico e al colore primario, per poi riassemblare ciò che si è scomposto in un unicum, un mondo ricreato nel quale la componente mentale, malgrado gli intenti fortemente intellettualistici dell’autore, non risulta certo meno accentuata di quella sentimentale. Giromel è un cézanniano viscerale, talmente interiorizzato da non distinguere più l’esempio del maestro da sé stesso, Montello è la sua la Sainte-Victoire. Ma accanto al Post-Impressionismo, accanto a un naturalismo francese a cui Nicolas de Staël, certamente studiato dal nostro, fornisce il punto di massimo avvicinamento all’astrazione, accanto, dunque, a una pittura interpretata come visione dell’apparente, Giromel mantiene saldo il rapporto anche con una tradizione italiana che riconosce al disegno la facoltà di estraniare l’oggetto dalla realtà che dovrebbe rappresentare, secondo un percorso che da Casorati potrebbe giungere fino al Gentilini delle “cattedrali” stilizzate, per non dire di un modo specificatamente veneto di confrontarsi con gli umori di natura, da Francesco Guardi a Favretto, dai Ciardi a Nono, da Fragiacomo al Tito meno pompier. Finché non saremo in grado di dare risposte certe ed esaurienti alle sue domande, Giromel avrà tutto il diritto di chiedere al suo Piave di esondare dal recinto del personale per diventare il centro dell’universo. E di farcelo diventare il nostro Piave, il nostro fiume, la nostra natura.

 Dicembre 2011 Vittorio Sgarbi

 

Giorgio Pilla 
Dalla rigorosità della linea alla speranza del colore

 Per meglio individuare la personalità di SERGIO GIROMEL vorrei iniziare questo viaggio, all'interno del suo mondo, dal nucleo centrale della sua produzione di Artista alla ricerca di sollievo dell'anima nelle labili tracce di una calligrafia, che scorre sulla tela priva di ansie esistenziali, tra la quale esonda un colore ora trepido, altrove marcato da sentimenti più profondi che sgorgano in libertà. Annunciando talvolta i tiepidi venti della primavera, oppure le gelide folate invernali sul Montello coperto di neve. Sempre il pittore rapporta il proprio sentire all'attimo fuggente in cui cogliere una parentesi naturalistica ricca di sfumature e messaggi sublimali che Egli sa avvertire e fare propri. Sono questi i lavori che delineano con tranquillo andamento il suo approccio alla Natura, nel primo decennio del nuovo secolo, quasi che SERGIO auspicasse l'avvento di un mondo nuovo, privo di rigidezze formali e alimentato dal soffio del "colore", capace con ciò di aprirci le porte di una novella Gerusalemme ove lo spirito potesse avere il soppravvento sulla materia con la logica conseguenza di vedere apparire l'Uomo nuovo avviato verso un orizzonte di pacificazione tra le genti. Non sappiamo se tutto questo sia avvenuto oppure avverrà domani, sappiamo sicuramente che di questa "pazza idea" son rimaste debite tracce, sicure testimonianze che di tutto ciò ci parlano: sono i dipinti di questo "silenzioso"affabulatore artistico che, nel chiuso del suo studio nel cuore della nostra campagna veneta, sogna che tale utopia si faccia realtà. Sono queste le opere in cui è dolce calarsi e ritrovare quell'afflato poetico che le contraddistingue da altri modi di vedere e sentire il Creato. E' quel "modo" di spargere il colore con l'ausilio della paletta a far si che la tonalità si sfrangi sui bordi, quasi perdendosi tra gli intervalli di una forma ed un'altra, senza soluzione di continuità. Attrae quell'apparire, tra le puntualizzazioni dei gialli, dei verdini, delle terre e dei rossi cangianti, attrae, dicevamo, lo scoppio dei bianchi, dei delicati rosati che si pongono alla stregua di spazi del dipinto in cui fermarsi a riposare, momenti di fluidità cromatica che timbrano l'appartenenza di GIROMEL alla peculiare matrice veneta, a quel segno di personalità che, per secoli, ha individuato i nostri Artisti quali fautori della luce e del colore. Ma tutto ciò non sarebbe sufficiente a completare l'opera di trasposizione dalla realtà alla fantastica configurazione operata dal pittore. Ecco allora farsi strada quelle "innocenti" strutturazioni baciate dal realismo: i danzanti fusti degli alberi, le case dalle mute finestre, i massi, i rovi, la lontana linea dei monti, tutto funge da puntello equilibratore anche se, a lungo guardando, ci si accorge che anche queste forme sono pura illusione, null'altro che la rivincita sull'emotività dell'impressione fenomenica, purezze di raccordi in via di scioglimento, istanti di struggente opera di supporto discretamente accennati ma destinati a sparire nell'abbraccio purista di un umore intimistico. Sarebbe, tuttavia, mancare di completezza di informazione non sottolineando la capacità del Nostro nel condurre, in seno al contesto, tale precisa testimonianza segnica, una elegia calligrafica destinata a coinvolgere tutto l'apparato pittorico fino ad una completa mimesi, risultanza finale di un processo mentale nato dalla visione che produce commozione. Potremmo, a questo punto, perfino far nostro lo stupore di SERGIO nel suo avvicinarsi alla fonte della Natura, quell'insieme di colori fecondati da una luce ora metafisica, talvolta reale e in grado di vivificare il veduto enfatizzando l'impatto emozionale, donando al nostro essere un sensoriale sintomo di accosto a tale forza primigenia, altrimenti impossibile, che sfocia in un incantato senso della vita. E' la fase epifanica della sua pittura, l'attimo in cui ogni cosa si trova al punto giusto nel momento giusto, l'eufonia totale capace di legare tra di loro i singoli contributi che l'Artista ha immesso nello spazio della tela, il raggiungimento, cioè, della perfezione, una forma di genuina ieraticità che trasforma tutte le cose in un sentimento dell'infinito. Dobbiamo, a questo punto, fare un salto a ritroso nel tempo per ritrovare le radici di questa sua gioia di vivere la pittura, di questa sua capacità di indagare il mondo che lo circonda. Nascono qui, nei primi anni ottanta del secolo scorso, le iniziali spinte ad entrare nel mondo fantastico dell'Arte visionaria, una pulsione che nasce, con molta probabilità, dall'ansia esistenziale di "fuggire" da un mondo di perfezionismo tecnico [ non dimentichiamo che GIROMEL è stato un apprezzato Tecnico progettista di macchine industriali facente parte di uno dei maggiori gruppi tecnologici internazionali ] per provare a se stesso di essere in grado di saper disegnare un "tondo giottesco" e non solo linee ortogonali. E' un momento magico della sua vita, l'attimo in cui i paralleli studi artistici possono, finalmente, dare sostanza alla sua immaginazione. Sono anni di pittura impressionistica, di sospiri cromatici intrisi di proiezioni poetiche, attimi di incantamento la cui lettura ci da il sentore di una liberazione e sono i prodromi della futura stagione, innanzi descritta, nel corpus della quale tutte quelle primarie "sensazioni", ancora allo stato embrionale, sono esplose dando visibilità al suoi sogni, alle sue speranze, con una corporeità, peraltro, già in via di stemperarsi, una catarsi che lo porterà fino alle soglie dell'avventura astratto/informale che già in precedenza, del resto, era entrata nel suo modus operandi con vigore segnico e limpide vivezze cromatiche, che gli avevano permesso di proiettarsi con ciò verso mondi cosmici animati da improbabili figurazioni, arditezze calligrafiche ammantate di anomalie coloristiche destinate a stupire l'osservatore per quella immaginifica sospensione concettuale che le avvolge, viaggi della mente alla ricerca di un EGO che, quale momentaneo accadimento, l'Uomo percepiva di aver smarrito tra le nebbie della quotidianità. Qualcos'altro , però, ha resistito nella sua interiorità, quella parte di "homo sapiens" che non può, oppure non vuole, dimenticare quei processi analitici che avevano dato vita alla sua professione di preciso disegnatore e che sono il "rècto" della medaglia, parte della sua personalità. Sono tali apparati che l'aiuteranno nel declinare puntuali e riposte composizioni ambientali, corredate da incisive "nature silenti", nelle quali un ben dosato dispositivo chiaroscurale metterà in risalto la capacità grafica e la precisa strutturazione dell'opera, profondendo nel fruitore un senso di "perfezione pittorica" che esula da qualsivoglia significato contingente, mantenendo, comunque, un senso lirico delle "cose" che diviene succoso e spettacolare "intimismo". Diversa è la volontà dell'Autore nel mettere a punto i suoi nudi femminili, i quali denotano una precisa intenzione agiografica voluta con ricercata applicazione formale del corpo in cui armoniche e sinuose architetture strutturali racchiudono sostanziose mappe coloristiche e contrappunti luminosi capaci di dar vita al soggetto, vivificandolo senza mai scadere nell'ovvio, mantenendo una sottile linea erotica, evitando con cura di trasbordare nel volgare, anzi nobilitando la bellezza della donna anche nella sua più recondita sostanza. Negli ultimi tempi un nuovo sentire formalistico ha dato vita ad inconsuete visioni "veneziane" in cui dorate facciate di gotici palazzi si sovvrappongono confondendosi a rinascimentali costruzioni innervando un labirintico apparire di scomparti luminosi capaci di spiritualizzare le vecchie pietre della Città galleggiante, evidenziando il ricordo degli antichi strati dorati che nel lontano passato rischiaravano le nobiliari dimore, arricchendole di luce bizantina, evocando con ciò antichi fasti di bellezza e riportando alla memoria gli equorei riflessi che sulla superfice dei canali solfeggiavano giorgioneschi affreschi allogati sulle pareti dei superbi edifici, orgogliosamente specchiantisi nelle quiete acque. Di questo ciclo va assolutamente ricordata la visione abbagliante della Basilica marciana in cui rivivono splendenti sfarzi belliniani ma, soprattutto, ove si respira un'aura di spiritualità elargita da una luce che tutto avvolge, insinuandosi dolcemente nelle pieghe del racconto, assolvendo la materia e sublimando il pensiero stesso dell'Autore. Un nuovo modo di avvicinarsi a Venezia, dimenticando secoli di vedutismo "realistico" per rapportarsi ad una concezione della Città andiomene pre-rinascimentale, vista nella sua struttura bidimensionale, priva di approfondimento prospettico ma ricca di animistiche pulsioni in grado di sollecitare intime propensioni "sacrali" che ci penetrano fin nei precordi. Sembra, peraltro, che l'ansia propulsiva, la curiosità pittorico/esistenziale di GIROMEL non abbia limiti. Per Lui ogni aspetto della Vita, qualsiasi apertura sul fronte della fantasia pare debba essere esplorata, cercando di trarne nuove avventure filosofiche che possano divenire spettanze emozionali, utensili culturali, piste dalle quali decollare alla ricerca di nuovi mondi pittorici animati da nuove espressività grafiche e suadenti colorismi. E' quanto ho evinto dalla visione di alcune opere, quasi nascoste in un angolo dello studio e mostratemi con ritrosia dall'Autore, nel dubbio di non voler dare a ciò troppa importanza, che al contrario hanno suscitato la mia curiosirà professionale per l'inventiva strutturale e l'appropriata gestione coloristica. Trattasi di dipinti in cui appaiono asimmetriche composizioni geometriche, galleggianti su splendidi fondali ricchi di tonalità cromatiche e di misteriosi collages di foglie d'oro. Lo scopo di tali costruzioni non appare utilitaristico, nulla sembra avvenire su progettazione, la finalità risulta puramente estetica e si fa apprezzare per la qualità formale e, appunto, per la valenza coloristica, tutto armonicamente interagente ma, e qui la sospensione è d'obbligo, mi sovviene un dubbio. Sarà veramente un "capriccio" oppure SERGIO GIROMEL ha sentito la necessità di evocare, con un risalto pittorico capace di emozionare, i tanti anni passati a contatto con la precisione meccanica, con la purezza della "linea" e della "rettitudine geometrica", prima di lasciarsi andare alla bellezza estetica di un fiore, di un paesaggio pedemontano, alla levità di una nuvola scorrente in cielo, prima abbandonarsi alla magia del colore ed alla modulazione arcana di un tondo " giottesco" ? Tutti noi possiamo chiedercelo, ma non scoprirlo. E', e sarà per sempre, il suo segreto !

 Venezia, Febbraio 2011 Giorgio Pilla - Critico d'Arte

Gabriella Niero
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Nel colore l’anima della natura

Nudi sensuali nella penombra, nature morte dai profili compatti disposte con rigore e simmetria. E poi paesaggi, tanti, avvolti da un’atmosfera del tutto singolare, vedute dal lirismo antico, solenni, misteriose rappresentazioni raccolte nell’essenza della forma plastica, geometrie in equilibrio nel tempo, memorie viste da più prospettive. Nella pittura di Sergio Giromel le immagini sono sempre reinventate, inedite e preziose, come se la contemplazione fosse un punto di partenza attraverso la quale si snoda la reale evocazione di uno spazio sospeso fra il ricordo e la rielaborazione della natura. Giromel concentra dentro di sé il dato reale, non dipinge in estemporanea, ma scopre il piacere interiore di mostrare la materia che vibra di una luce intensa, di esprimere il nerbo di uno spazio dissolto nella preziosa gamma dei toni. La composizione, in ogni quadro, segue un andamento razionale che proviene dalle esperienze dell’autore nell’arte del disegno, forme precise usate per carpire fino in fondo l'essenza del vero, per poi oltrepassare la sfera del visibile, svelare l'anima delle cose attraverso la pittura. Lo strumento del “viaggio” è la perfetta alchimia tra forma e colore. Si coglie nei suoi lavori l’essenza più profonda di una continua scoperta al di là del diverso grado di astrazione o di semplificazione di ciò che viene raffigurato. I confini tra il mondo della memoria e il ricordo recente sono impercettibili, come se il transito tra una dimensione e l’altra avvenisse gradualmente, infatti le due realtà sono contigue. Indubbiamente la forza comunicativa delle immagini sa offrire il retaggio di una cultura profonda che Giromel trasmette con la rielaborazione del tema – come il paesaggio- che appare sempre nuovo immerso in una realtà ignota che già vive dentro l’autore. Oltre quel filare fitto di alberi, dietro le chiome tradotte con una sinuosa scansione bidimensionale è accessibile un mondo ricco di colore ed orizzonti , un luogo di affetti, di antiche case , di tempi mutevoli legati alla stagioni, di forme arboree essenziali che vibrano nell’intensità dei colori. Il disegno sempre proporzionato e compiuto fa pensare a richiami simbolisti che talvolta l’autore dilata con effetti informali reinventando la dimensione dei primi piani. Anche nella diversità dei temi come il nudo, la natura morta, le incisive vedute veneziane (anch’esse di fantasia) si avverte un'atmosfera silente; entro i profili di un ambiente leggibile nel ritmo scandito della pennellata, un segmento leggero indica il passaggio dalla realtà alla visione, dalla consistenza fisica alla spiritualità . A rendere l'effetto di questa trasformazione è la luce, morbida, a tratti umbratile, che accompagna le forme fino a dilatarle nello spazio. L'uso di una tecnica stratificata gli è congeniale, una leggera patina di velature che innestano continue risoluzioni plastiche, un graduale procedimento analitico che inizia dalla parvenza e giunge al concetto emozionale. Forme più evidenti e classiche nella figura e nella trattazione degli oggetti; sentimenti dipanati, lirici, nel paesaggio. La natura infatti si scopre di continuo, è un mondo affascinante che Giromel sintetizza con eleganza . La mano definisce le immagini, scompone otticamente i volumi, evidenzia alcuni particolari; poi nell'immediata resa cromatica ecco l'incidenza di un riflesso che ottiene l'armonia di tutto lo spazio rivelando la superficie nella più vivida essenza: gli alberi in particolare s'immergono in un riverbero di emozioni continue. Il gesto sicuro di Giromel solleva dal fondo ogni singola sfumatura e la rende un corpo fluttuante che tende ad espandersi in sottili vibrazioni. Ogni immagine, definita o no, è quindi una sensazione visiva che nasce nel pensiero passando per il cuore. Il pittore coglie questo attimo vitale che stende con rapidità rafforzando le sfumature più calde nei primi piani, sciogliendo invece i fondi in morbidi passaggi. L'effetto visivo insieme alla calibrata stesura ribaltano le distanze tradizionali della veduta portando tutto in primo piano. Questa scelta stilistica mi affascina perché coniuga la tradizione alla modernità, il rigore ed il ritmo della composizione allo stato d’animo impresso nei colori. La scelta diversificata dei temi è la prova di questo desiderio di conoscenza che trova appagamento soprattutto nell’interpretazione del paesaggio veneto. Sergio Giromel è un’autore di lunga esperienza, fin dagli inizi quando la grafia era impressionista – in realtà il punto di partenza- ha coltivato quell’entusiasmo che spinge continuamente a rinnovarsi togliendo la sottile epidermide della pittura per scavare in profondità fino ai gangli più vividi della forma e del colore. Nel tempo ha sovrapposto le parti estreme della ricerca: le suggestioni della realtà visiva prese dalla natura insieme alla sintesi prospettica, indirizzando la struttura del disegno verso momenti e riflessioni che insieme tendono a un percorso di sintesi vicino alla pittura informale. Coerenza e ricerca, verità ed immaginazione, ovunque la definizione sentimentale del tema: sulla tela si sviluppa un organismo che interagisce con lo spettatore, scoprendo le inedite dimensioni della poesia. Forse l’arte è proprio questo, la capacità di esprimere ciò che è nascosto, togliere la superficie dell'effimero, entrare in una dimensione di bellezza che appaga i sensi .

Febbraio 2011 Gabriella Niero

Ottorino Stefani
Dalla mostra personale “I colori della nostra terra”

 Nel romanzo i due compagni,di Giovanni Comisso, vengono delineate con straordinaria verita’ antropologica e culturale due figure di artisti, particolarmente amati dallo scultore: Nino Springolo e Gino Rossi. Springolo, pur sentendo di rinnovare il linguaggio tradizionale, sugli esempi del postimpressionismo e del divisionismo, nella fase matura del suo felice itinerario creativo, riesce a descrivere la realta’ degli oggetti, dei fiori, delle vedute paesaggistiche e delle figure umane con sorprendente verita’ naturalistica e, insieme, con commossa partecipazione visiva. Gino Rossi, invece, rompe gli schemi tradizionali per aderire intimamente alle proposte artistiche delle avanguardie storiche: simbolismo espressionismo e cubismo trasformando il suo linguaggio in ritmi cromatici lineari e spaziali che decantano il mondo reale fino a farlo apparire come una nuova dimensione poetica. Una dimensione che Sergio Giromel persegue con estremo impegno creativo nella sua pittura, incentrata soprattutto sul paesaggio veneto, rivissuto come simbolo di un’ interna e spesso inquieta metafora di una vita “sospesa” tra la visione esterna del mondo e quella dettata dal flusso misterioso dell’ inconscio che trasfigura le apparenze reali in un insieme di immagini fluttuanti. Sovente nei suoi dipinti incombono ombre scure e inquietanti e gli alberi che si ergono sottili dal suolo, quasi a voler sconfiggere il senso del peso materiale delle cose, diventano vibranti arabeschi lineari, carichi di una forte carica passionale. L’albero diventa, cosi’, metafora di una condizione esistenziale evocante nostalgiche riflessioni esistenziali oppure cupe atmosfere drammatiche. Tuttavia ci sono momenti in cui l’artista spresianese crea paesaggi, come primavera sul Montello in cui la natura sembra un canto delicato e soave: un richiamo ad una stagione sognata come dimora della pura bellezza di colori dai toni delicati e trasparenti. La lezione di Semenghini viene reinventata attraverso uno schema grafico di estrema eleganza lineare e memore della lezione del liberty e del cubismo. Una lezione che ritorna nel dipinto alberi nel parco , dove il lirismo sottile e candido del dipinto precedente, si trasforma in una piu’ compatta visione compositiva e atmosferica esaltata dai valori timbrici dei colori modulati su teneri verdi, rosa e bruni, che si “innalzano” gradualmente verso un cielo limpido e chiaro come un delicato specchio dell’ anima. Uno specchio che nel notturno lunare , diventa malinconica e romantica riflessione sul mistero della notte, su quel “ritorno della ombra” che per Freud significa sempre l’ inquietante presenza del pensiero della falce che “pareggia tutte le erbe”. Le “metafore ossessive” di Giromel sono gli alberi. Alberi sentiti come fantastiche creature desiderose di aprirsi verso l’esterno con i rami e le chiome e, nel contempo, desiderose di chiudersi in se stessi a forma di sfera. Nei paesaggi di Sergio Giromel sono sovente caratterizzati dalla presenza di numerosi alberi spogli e del fusto che si assotiglia verso il basso quasi a voler liberarsi dal peso della materia e vagare verso il cielo come se fossero i mitici, biancheggianti, acquiloni di un bambino. Alberi, con le ricche chiome a forma circolare, che segnano le stagioni della natura e del cuore, sfiorati da luminosi e trasparenti colori: ricordi di infanzia serena, appena turbata da qualche ombra trasparente sui prati verdeggianti. Alberi che spesso “abbracciano” case, dipinte con colori caldi, ma prive di finestre, isolate e chiuse in se stesse come le famose bottiglie di Morandi, o le belle nature morte che Giromel dipinge, talvolta, riprendendo in chiave veneta e “naturalistica” la lezione del postcubismo di Gino Rossi. Si veda, a proposito, natura morta con caffettiera in cui la scomposizione geometrica dello sfondo scuro crea un mirabile contrasto con i primi piani splendenti e armoniosi . lo stile di Giromel, quando affronta il tema del nudo femminile, si abbandona ad un estro inventivo pensoso e lievemente impregnato di sottili ardori sensuali. Sono delicate immagini di nudi femminili, evocate attraverso il filtro della memoria e dello stile liberty. Sono immagini di un mondo in cui natura e cultura ritrovano, ancora una volta, un giusto equilibrio espressivo, richiamando alla nostra memoria una bellezza esaltata dalla grande lezione del passato e trasfigurata da una autentica riflessione concettuale e poetica.

Natale 2005 Ottorino Stefani

  

Francesca Cursi
Collegamenti sensibili

 E’ da poco tempo che i nostri televisori hanno subito un “trauma”, ma con la garanzia di visioni migliori e più definite. Ancora l’emissione non ha raggiunto il top o meglio la perfezione, per cui assistiamo spesso alla frammentazione delle immagini come avveniva in un dvd rovinato, offrendo però ai nostri occhi delle suggestioni particolari e a volte apprezzabili, ma poco gradite da molti se non si coglie l’occasionalità e non si gusta la precarietà dell’immagine che invece ci aiuta a sintonizzarci in onde sensibili come deve avvenire per interpretare la creatività artistica e le sue forme di ricerca che erano già state anticipate dall’Arte del 900. Con le opere di Sergio Giromel assistiamo alla sospensione del tempo perchè affrontiamo mondi lavorati ad olio su tela, telai e tavole,veri occhi interni dove esplodono colori e luci di una descrittività imperiosa, come una liberazione di sintesi quotidiane tra sguardo e realtà esterne, filtrate nella propria condizione interiore. E’ proprio in questa ricerca di sintesi che necessitano e nascono collegamenti che si impongono tra architetture, figure e paesaggi ed ogni tema ha la sua voce e le caratteristiche di grandi vitalità. Certi particolari sottolineati diventano momenti simbolici, quasi scenografie sovrapposte di palchi teatrali di una Venezia più sognata e inventata che reale, ma proprio perché magica grazie alle architetture sovrapposte e differenti, sollecita queste riflessioni pittoriche. Il colore è pieno, arricchito dalla foglia d’oro che riflette e rifrange i raggi del sole e rende calda l’immagine. Nelle opere con figure femminili rientrano soluzioni tendenti alla classicità, imposte dal tema, senza voli ed astrazioni, ma meditate e risolte nella veridicità. C’è un desiderio di produrre forme rispettose della forza positiva del corpo. Le scelte pittoriche di soluzioni paesaggistiche sfruttano per Sergio Giromel la ricchezza compositiva e la volontà di creare rimandi e suggestioni, puntando sulla forza dei colori caldi e freddi e sulla rottura dei canoni tradizionali per inventare spaccature e aperture che segnano nuovi mondi immaginari e fantastici che ci portano dentro e aldilà in una metafisica ricerca di possibili realtà, quasi assistessimo già ad un frammento vitale e ne cogliessimo i collegamenti tra varie espressioni, ma in un ruolo di forte sensibilità produttiva.

5 Febbraio 2011 Francesca Cursi