galleria opere

Valerio Perazzetta


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1976 Arcade (Tv)
1979 Spresiano (Tv)
1981 Moena (Tn)
1984 Conegliano (Tv)
1984 Pieve di Soligo (Tv)
1986 Vascon (Tv)
1988 Asolo (Tv)
1989 Spresiano (Tv)
1991 Vallada Agordina (Bl)
1992 Arcade (Tv)
1993 Treviso (Cà dei Carraresi)
1994 Canale d’ Agordo (Bl)
1994 Cencenighe Agordino (Bl)
1995 Burano (Ve)
1995 Villorba (Galleria De Tuoni) (Tv)
1996 Agordo (Bl)
1996 Treviso (Cà dei Ricchi) (Tv)
1998 Falcade (Bl)
2001 Spresiano (Tv)
2001 Vallada Agordina (Bl)
2001 Salisburgo Austria
2003 Montebelluna (Tv)
2004 Gall. Città di Treviso (Tv)
2006 Caerano San Marco (Tv)
2008 Falcade (Tv)
2009 Alleghe (Bl)
2010 Vallada Agordina (Bl)
2011 Falcade (Bl)

Viaggiare era, un tempo, desiderio e volontà di conoscenza. Oggi è motivo di distrazione; per un artista significa ispirazione: ricupero di atmosfere, visioni, colori, paesaggi desueti, che finiscono per influenzare la sua tavolozza. Chi possiede occhio sensibile e mano pronta, non può non attingere dal visto e dal vissuto: immagini e figure che diventano suggestioni per nuovi segni, ritmi, toni, toccate di pennello o acquerello o larghe tracce di spatola. Tutto ciò, filtrato dalla fantasia e caricato da émpiti emozionali, si fa quadro. Questi è Perazzetta: un pittore sincero e solare, non supinamente a rimorchio delle mode, lucido nella certezza della mano. Interprete sereno della propria ispirazione, sito congeniale e originale dell’uomo artista, egli ritrae al meglio: i solitari pianori alpini, le musiche colorate delle barene, le forze trattenute degli alberi o delle rocce, la varietà della natura esotica. Tutto ciò dentro il ventaglio aperto, ma segreto e personale di una fantasia creativa.

 Luigi Pianca

Ritengo improprio, oltre che limitativo, cercare definizioni di tendenza per una tavolozza che ha il dono d’imporsi da sé. A tre anni dalla personale che l’ha rivelato a Treviso, Valerio Perazzetta ritorna con una personale antologica in cui protagonista è il fascino dell’acquerello, campo immediato quanto arduo, suo indubbio punto di forza. Che offre varietà d’approcci con climi e nature: suggestioni alpestri, mediterranee solarità, lagune silenti scorci dietro cui s’intende una vita a misura d’uomo. Soggetti invero ricorrenti, ma pervasi da vibrazioni che eludono il vedutismo fine a se stesso, il mero appagamento estetico, dato che- al di là della scioltezza tecnica- evocano un “saper vedere” sinonimo di curiosità intellettuale e di esperienza d’incontro, gusto della scoperta, itinerario della memoria capace di destare subitanee consonanze. Vi giocano atmosfere distillate in chiaroscuri marcati o evanescenti, che stemperano l’ incanto di ritrovate stagioni d’infanzia, empiti primaverili, meriggi pensosi, un controcanto alle suggestioni dell’ esistenza dove il paesaggio trionfa e, con esso, l’idea positiva del creato. Sensazioni e colori, appunto, che assieme all’ artista rispecchiano l’ uomo e la sua sfera interiore. La quale, se in Perazzetta rifugge da orpelli e cerebralismi, non è meno profonda nel mettere a giorno con esiti sorprendenti una linfa congeniale, la capacità di compenetrarsi nella poesia della luce. Felicità nativa, certo, frutto insieme di lunga applicazione iniziata nelle giovanili uscite en plein air con la guida di un maestro nel genere, l’ indimenticato Mario De Tuoni. Filone coltivato con limpida intuizione, che rivisita il dettaglio talora sfrangiandolo in macchie, cascami e dissolvenze, talaltra esaltandolo in giochi d’ ombra e in sfumature cromatiche; riprova di una ricerca aliena da mode e governata da avvincente consapevolezza. Anche perciò la sua opera riesce autentica come un amore rinnovato con l’ orgoglio e la libertà di essere se stesso.

 Giuliano Simionato

Lo spazio poetico della natura

 La pittura veneta, incentrata sul tema del paesaggio, ha un illustre precedente nei “vedutisti” del settecento (Canaletto, Guardi, Bellotto) per trovare un riscontro nella successiva fase ottocentesca (Ippolito Caffi, Guglielmo Ciardi, Luigi Serena) fino ad arrivare, nei primi decenni del Novecento con il sodalizio dei pittori operanti a Burano (Semenghini, Moggioli, Gino Rossi), ad una reinvenzione in termini “moderni”. I pittori “buranelli” hanno creato un rapporto profondo tra intuizione soggettiva e visione realistica del mondo, conferendo alle forme della natura una inconfondibile dimensione poetica. Si è trattato, in sostanza, di “solidificare” l’impressionismo attraverso un’ attenta composizione di luci, di colori, di volumi, avvolti da un’atmosfera di limpida emozione creativa. La stessa atmosfera che ritroviamo in quasi tutte le opere del pittore Valerio Perazzetta, soprattutto in quelle ispirate al paesaggio veneto e veneziano o ad alcune spiaggie, come quella di Grancanaria del 2001. Un’opera, quest’ultima, di grande respiro spaziale e poetico, realizzata con impasti materici corposi e capaci di “catturare” la luce abbagliante e la misteriosa atmosfera di silenzio e di solitudine di fronte allo sconfinato orizzonte marino. Dallo spazio infinito delle marine, Valerio Perazzetta ritrae talvolta quello architettonico della ridente Burano, molte volte dipinta anche dal Maestro Mario De Tuoni. Lo spazio “ravvicinato” crea un pretesto pittorico di grande bellezza espressiva, in quanto è possibile giocare con nitide campiture di colori brillanti, dalle squillanti tonalità di bianchi, di gialli, di rossi, contro un cielo blu intenso. La presenza umana è evocata dai colori stesi sulle varie pareti esterne delle case, i cui intonaci hanno subito talune trasformazioni e corrosioni dalle intemperie. Case compenetrate tra di loro come se fossero creature umane, mentre alcuni panni bianchi o colorati si muovono al soffio di un vento primaverile. Nei paesaggi collinari, la lezione di Carlo Della Zorza (uno dei maestri veneti del ‘900) è evidente nel trattamento della superficie pittorica, resa attraverso decise pennellate che scompongono la visione in vibranti passaggi di luci e di ombre, di colori chiari e di colori scuri. Altrove, invece, un campo di papaveri si trasforma in una sorta di solenne “sinfonia” in rosso: un canto solenne, pieno di una segreta vitalità, un canto che è anche una adesione, piena e consapevole, ad una dimensione poetica e attuale dello spazio. Uno spazio che allude ad una grande stagione della pittura europea: quella del Fauvismo, dove il colore è sentito come origine del mondo, manifestazione di una prorompente gioia di vivere. Attraverso la pittura di Valerio Perazzetta è possibile quindi, in termini di esaltante esperienza emotiva ed estetica, i profondi rapporti che legano la vita dell’uomo con quella della natura nel suo eterno rinnovarsi.

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